Oggi parlero, di metal detecting ovvero la ricerca di oggetti perduti con il cerca metalli,
hobby nato in america e sviluppatosi anche in Italia che vanta molti appassionati.
Cosa si cerca,si va dalla militaria, alla ricerca di monete perdute campagna o in spiaggia,
il tutto nel rispetto delle vigenti leggi in Italia che permettono la ricerca in aree pubbliche
vedi spiaggie e terreni.E’ vietata la ricerca in aree archeologiche.
Un hobby che permette di stare a contatto della natura e fare un po di movimento,magari
trovando qualcosa di interessante da mostrare ai propri figli e amici.
Di seguito alcuni link sia italiani che stranieri che parlano approfonditamente di questo hobby.
Vari forum Italiani
http://metaldetector.forumfree.it/
http://romagnametaldetector.forumfree.it/
http://metaldetectorforum.forumfree.it/
http://3dmetaldetector.forumfree.it/
Blog sempre italiani
http://www.imede.it/
http://bodhi3.wordpress.com/
Forum americani
http://www.findmall.com/
http://www.treasurenet.com/
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venerdì 8 gennaio 2010
martedì 5 gennaio 2010
Il cacciatore di tesori che usa Google Earth
Fonte la stampa.it
«Ho scoperto una nave piena d'oro». Nessuno gli crede e lui inzia una battaglia legale per poter fare gli scavi
NEW YORK
Si chiama Nathan Smith e il suo hobby preferito è scovare i tesori con Google Earth. La sua ultima scoperta? Una nave con un carico del valore di circa tre miliardi di dollari. Secondo il cacciatore, il vascello risale al 1822, periodo della colonizzazione spagnola della zona di Refugio, in Texas. Musicista di professione, il signor Smith trascorre il suo tempo a caccia di reperti storici di grande valore utilizzando il famoso software, accessibile a tutti gli internauti, che consente di esplorare i più remoti angoli del pianeta.
Secondo la sua ricerca- riporta il Telegraph- la nave si trova esattamente nella zona conosciuta come Barkentine Creek, e dopo avere scandagliato l'intera area con una gruppo di esperti e dei metal dector, Smith non ha più nessun dubbio sul "nascondiglio" del suo tesoro. Ricostruita sotto ogni dettaglio la mappa, non resta che inziare a scavare. Ma il vero problema del cacciatore di tesori high-tech è che nessuno gli crede. Il vascello si troverrebbe sepolto sotto un mare di fango e terra all'interno di un ranch, ma i proprietari si rifiutano di lasciar scavare Smith. Così il caso finisce in tribunale. I documenti e le fotografie del luogo del tesoro sono state sequestrate dalla corte, ma Smith durante un'udienza ha detto di essere in grado di fare una "x" sul punto esatto in cui crede si trovi la nave.
I suoi avvocati dicono che il punto cruciale del caso, conosciuto come "Smith contro La Nave abbandonata", è capire se l'area del tesoro sia terra o come canale navigabile. Se si tratta di canale, allora, la legge stabilisce che la prima persona che trova il tesoro può inziare a scavare e mettere le mani sul malloppo. Se si tratta di terra, invece, appartiene alla famiglia proprietaria del ranch. Il caso arriverà in aula il mese prossimo. Ron Walker, avvocato dei proprietari del ranch ha espresso chiaramente la posizione dei suoi clienti a ABC News: «E' offensivo che qualcuno possa andare su Google Earth, scoprire una fortuna e poi chiedere di fare degli scavi in un proprietà privata, senza avere nessuna prova dell'esistenza di un tesoro».
Il signor Smith è stato ispirato dal film con Nicolas Cage "Il mistero dei templari", ma la sua scoperta potrebbe essere reale se si pensa che, non molto distante, un team di archeologi nel 1995 ha riporatato alla luce una nave dell'esploratore francese La Salle.
«Ho scoperto una nave piena d'oro». Nessuno gli crede e lui inzia una battaglia legale per poter fare gli scavi
NEW YORK
Si chiama Nathan Smith e il suo hobby preferito è scovare i tesori con Google Earth. La sua ultima scoperta? Una nave con un carico del valore di circa tre miliardi di dollari. Secondo il cacciatore, il vascello risale al 1822, periodo della colonizzazione spagnola della zona di Refugio, in Texas. Musicista di professione, il signor Smith trascorre il suo tempo a caccia di reperti storici di grande valore utilizzando il famoso software, accessibile a tutti gli internauti, che consente di esplorare i più remoti angoli del pianeta.
Secondo la sua ricerca- riporta il Telegraph- la nave si trova esattamente nella zona conosciuta come Barkentine Creek, e dopo avere scandagliato l'intera area con una gruppo di esperti e dei metal dector, Smith non ha più nessun dubbio sul "nascondiglio" del suo tesoro. Ricostruita sotto ogni dettaglio la mappa, non resta che inziare a scavare. Ma il vero problema del cacciatore di tesori high-tech è che nessuno gli crede. Il vascello si troverrebbe sepolto sotto un mare di fango e terra all'interno di un ranch, ma i proprietari si rifiutano di lasciar scavare Smith. Così il caso finisce in tribunale. I documenti e le fotografie del luogo del tesoro sono state sequestrate dalla corte, ma Smith durante un'udienza ha detto di essere in grado di fare una "x" sul punto esatto in cui crede si trovi la nave.
I suoi avvocati dicono che il punto cruciale del caso, conosciuto come "Smith contro La Nave abbandonata", è capire se l'area del tesoro sia terra o come canale navigabile. Se si tratta di canale, allora, la legge stabilisce che la prima persona che trova il tesoro può inziare a scavare e mettere le mani sul malloppo. Se si tratta di terra, invece, appartiene alla famiglia proprietaria del ranch. Il caso arriverà in aula il mese prossimo. Ron Walker, avvocato dei proprietari del ranch ha espresso chiaramente la posizione dei suoi clienti a ABC News: «E' offensivo che qualcuno possa andare su Google Earth, scoprire una fortuna e poi chiedere di fare degli scavi in un proprietà privata, senza avere nessuna prova dell'esistenza di un tesoro».
Il signor Smith è stato ispirato dal film con Nicolas Cage "Il mistero dei templari", ma la sua scoperta potrebbe essere reale se si pensa che, non molto distante, un team di archeologi nel 1995 ha riporatato alla luce una nave dell'esploratore francese La Salle.
mercoledì 23 dicembre 2009
Un Triestino a caccia di Tesori Sommersi
Claudio Bonifacio, in Spagna dal '70
di FRANCESCO CARDELLA
A caccia di relitti sommersi, galeoni sperduti, antichi tesori. Da quando si è trasferito in Spagna, Claudio Bonifacio ha visto la sua vita tramutata nell’avventura sognata da piccolo, quando alimentava la fantasia con libri di storia e leggende di velieri e pirati. Bonifacio è infatti l’artefice di ricerche che hanno sfiorato perfino Cristoforo Colombo. L'attività di Claudio Bonifacio è intanto diventata un libro edito da Mursia che uscirà ad autunno, «Galeoni con tesori. Dove sono affondati, cosa trasportavano», edizione italiana di un testo già uscito in Spagna.
Nato a Trieste nel 1947, Claudio Bonifacio approda in Spagna nel 1970. Lavora nel campo dell'export ma non perde di vista la sua passione, la storia. La famiglia e i due figli non frenano questa vocazione: trova il tempo per laurearsi con una tesi di indirizzo storico-economico. Quasi un presagio.
Nel suo libro il triestino - definito ufficialmente a Siviglia, dove risiede, quale «historiador - investigador» (storico, investigatore) - racconta genesi, tecniche e obiettivi di un percorso che si snoda tra archivi, mappe e biblioteche ma soprattutto tra fondali e sponsor. Una missione che parte nei primi anni '80, quando Bonifacio, in vacanza alle Canarie, entra in contatto con un vecchio bagnino esperto di storie di velieri sommersi che parlano di tesori nascosti ma intatti. Claudio ne è colpito, scinde realtà da leggenda e si immerge tra gli archivi della Compagnia delle Indie a Siviglia e in quelli di Stato di Cadice.
Poche le tracce, molti i documenti. E finalmente uno spunto: le tracce della fregata Mercedes, a picco in una battaglia nel 1804 nelle Isole Selvagge, tra Madeira e le Canarie. Le ricerche sembrano circostanziate, uno sponsor italiano risponde all'appello ma nel novembre del 1982 la Marina militare revoca i permessi e il recupero sfuma.
Claudio però si rituffa nelle mappe, affina studi di paleografia e si rimette in viaggio. Letteralmente. Oramai la sua vita è questa e tra naufragi e successi acquista credibilità tra sponsor e media: la Rai propone su di lui un reportage. Il triestino è a un passo dal colpaccio nel 2001, quando un suo articolo pubblicato dalla rivista ”Mondo Sommerso" offre il destro a un italiano, Roberto Mazzara, di mettersi sulle tracce della Campana della Santa Maria, una delle tre mitiche imbarcazioni di Colombo. Tra i due nasce un accordo in termini di diritti ma le autorità spagnole dei Beni culturali tengono d'occhio il triestino: «Vogliono ostacolarmi - fa sapere lui da Siviglia - ma non mi fermerò». «Nei fondali marini - aggiunge - sono sommersi valori pari a 5 milioni di dollari con più di 1200 tonnellate di oro e 12 mila di argento. Facciamone un uso sociale, recuperiamolo per opere pubbliche, per il bene di tutti, per chi ne ha veramente bisogno». Lui, l'«historiador e investigador» di San Giusto, è pronto a salpare.
(fonte: IL PICCOLO)
di FRANCESCO CARDELLA
A caccia di relitti sommersi, galeoni sperduti, antichi tesori. Da quando si è trasferito in Spagna, Claudio Bonifacio ha visto la sua vita tramutata nell’avventura sognata da piccolo, quando alimentava la fantasia con libri di storia e leggende di velieri e pirati. Bonifacio è infatti l’artefice di ricerche che hanno sfiorato perfino Cristoforo Colombo. L'attività di Claudio Bonifacio è intanto diventata un libro edito da Mursia che uscirà ad autunno, «Galeoni con tesori. Dove sono affondati, cosa trasportavano», edizione italiana di un testo già uscito in Spagna.
Nato a Trieste nel 1947, Claudio Bonifacio approda in Spagna nel 1970. Lavora nel campo dell'export ma non perde di vista la sua passione, la storia. La famiglia e i due figli non frenano questa vocazione: trova il tempo per laurearsi con una tesi di indirizzo storico-economico. Quasi un presagio.
Nel suo libro il triestino - definito ufficialmente a Siviglia, dove risiede, quale «historiador - investigador» (storico, investigatore) - racconta genesi, tecniche e obiettivi di un percorso che si snoda tra archivi, mappe e biblioteche ma soprattutto tra fondali e sponsor. Una missione che parte nei primi anni '80, quando Bonifacio, in vacanza alle Canarie, entra in contatto con un vecchio bagnino esperto di storie di velieri sommersi che parlano di tesori nascosti ma intatti. Claudio ne è colpito, scinde realtà da leggenda e si immerge tra gli archivi della Compagnia delle Indie a Siviglia e in quelli di Stato di Cadice.
Poche le tracce, molti i documenti. E finalmente uno spunto: le tracce della fregata Mercedes, a picco in una battaglia nel 1804 nelle Isole Selvagge, tra Madeira e le Canarie. Le ricerche sembrano circostanziate, uno sponsor italiano risponde all'appello ma nel novembre del 1982 la Marina militare revoca i permessi e il recupero sfuma.
Claudio però si rituffa nelle mappe, affina studi di paleografia e si rimette in viaggio. Letteralmente. Oramai la sua vita è questa e tra naufragi e successi acquista credibilità tra sponsor e media: la Rai propone su di lui un reportage. Il triestino è a un passo dal colpaccio nel 2001, quando un suo articolo pubblicato dalla rivista ”Mondo Sommerso" offre il destro a un italiano, Roberto Mazzara, di mettersi sulle tracce della Campana della Santa Maria, una delle tre mitiche imbarcazioni di Colombo. Tra i due nasce un accordo in termini di diritti ma le autorità spagnole dei Beni culturali tengono d'occhio il triestino: «Vogliono ostacolarmi - fa sapere lui da Siviglia - ma non mi fermerò». «Nei fondali marini - aggiunge - sono sommersi valori pari a 5 milioni di dollari con più di 1200 tonnellate di oro e 12 mila di argento. Facciamone un uso sociale, recuperiamolo per opere pubbliche, per il bene di tutti, per chi ne ha veramente bisogno». Lui, l'«historiador e investigador» di San Giusto, è pronto a salpare.
(fonte: IL PICCOLO)
sabato 19 dicembre 2009
Trailer di film che trattano di tesori
Sahara anno 2005
Trappola in fondo al mare (Into the blue)
National Treasure
National Treasure 2
Tomb Raider
Tomb Raider 2 La culla della Vita
Tutti pazzi per l'oro
Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo
Indiana Jones e l'ultima Crociata
Indiana Jones e i presatori dell'arca perduta
Indiana Jones e il tempio maledetto
Il Tesoro dell'Amazzonia
Abissi
Trappola in fondo al mare (Into the blue)
National Treasure
National Treasure 2
Tomb Raider
Tomb Raider 2 La culla della Vita
Tutti pazzi per l'oro
Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo
Indiana Jones e l'ultima Crociata
Indiana Jones e i presatori dell'arca perduta
Indiana Jones e il tempio maledetto
Il Tesoro dell'Amazzonia
Abissi
lunedì 9 novembre 2009
Colpo grosso con il metal detector trova un tesoro
Lo scorso 28 settembre David Booth, un 35enne scozzese, aveva da poco comperato un metal detector da 250 euro. Per trascorrere un po' di ore all'aria aperta alla ricerca di qualche moneta più o meno antica. Si era addestrato qualche giorno a cercare forchette e cucchiai dal lui sepolti, per poi recarsi in un campo vicino alla cittadina di Stirling, in Scozia, per mettere in pratica quanto imparato. Trovato un posto dove parcheggiare, è sceso dalla macchina, ha acceso il suo strumento, ha percorso sette passi e la luce rossa si è accesa al massimo della sua potenza. Spento il metal detector si è messo a scavare e dopo appena una dozzina di centimetri di terreno ecco comparire un vero e proprio tesoro. Quattro collane d'oro, per un valore di un milione e centomila euro, lo aspettavano da oltre 2.300 anni. "Mi sono recato sul quel terreno - ha spiegato Booth - solo perché ho avuto il permesso dal proprietario, anche se sapevo che la zona era stata interessata da qualche evento storico risalente all'età del ferro. La scoperta è stata davvero inaspettata, perché non solo c'è voluto pochissimo per trovare le tracce, ma il tutto è venuto alla luce molto velocemente, dopo aver scavato solo con una piccola cazzuola. Di fronte a quei monili ero incredulo, perché pur sapendo che fosse oro visto che me lo indicava il metal detector, non immaginavo il loro valore storico". Le analisi tecniche hanno dimostrato che due collane dovevano essere di origine scozzese o irlandese, mentre gli altri resti dovevano provenire dal sud-ovest della Francia. Gli studi sono stati realizzati dal National Museum della Scozia e rese pubbliche in questi giorni. Fraser Hunter è stato tra i primi ad osservare quanto scoperto da Booth: "Quando ho visto le prime immagini che mi sono state mandate via mail quasi sono caduto dalla sedia" ha detto, e ha chiesto immediatamente di realizzare un sopralluogo sul posto.
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Il risultato è stata la scoperta di tracce di un casa sotto la quale, probabilmente, erano stati sepolti i gioielli, anche se l'edificio poteva essere una sorta di santuario votivo. "La scoperta ha un valore archeologico notevole perché si era sempre pensato che le popolazioni del luogo fossero isolate dalle altre. L'aver scoperto tali collane ci dice che non era così. Ora dovremo rivedere molte cose sui nostri avi". Secondo i ricercatori infatti, lo stile delle collane è una fusione di tecniche mediterranee e scozzesi ed è la prima volta che si osserva qualcosa del genere. Le analisi dicono che i gioielli dovevano appartenere a un gruppo celtico. La scoperta, secondo gli esperti, non ha confronti con altre se non con una avvenuta nel 1857 quando vennero trovati altri monili d'oro in un campo del Moray. La posizione esatta della scoperta di Booth è stata segreta e rimarrà tale fin quando non saranno stati eseguiti tutti i rilevamenti. La fortuna di Booth è certamente superiore a quella di un vincitore al superenalotto, ma non è il primo a incappare in scoperte simili. Nel novembre del 1992, ad esempio, vicino al villaggio di Hoxne, in Inghilterra, Eric Lawes prese in prestito un metal detector da un vicino. Cosa trovò? 24 monete di bronzo, 565 d'oro e 14.191 d'argento più centinaia di gioielli, statuine e altro, risalenti al periodo romano. Valore, 2 milioni e 800 mila dollari. Il signor Bassum, invece, nel 1924 trovò, nell'unico posto al mondo dove chiunque può cercare diamanti per hobby, un esemplare da 40 carati del valore di 800.000 dollari. E ancora. Michael Sparks comprò per 4 dollari una pergamena trovata in un garage, una copia della Dichiarazione d'Indipendenza americana: la vendette a 2 milioni e mezzo di dollari. Teri Horton, camionista in pensione, acquistò da un amico per 5 dollari un quadro che gli piaceva tanto. Messo nelle mani di un esperto risultò essere un lavoro del pittore Pollock (pur se con qualche dubbio) per il quale un anonimo arabo sarebbe stato disposto a sborsare 9 milioni di dollari.
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Il risultato è stata la scoperta di tracce di un casa sotto la quale, probabilmente, erano stati sepolti i gioielli, anche se l'edificio poteva essere una sorta di santuario votivo. "La scoperta ha un valore archeologico notevole perché si era sempre pensato che le popolazioni del luogo fossero isolate dalle altre. L'aver scoperto tali collane ci dice che non era così. Ora dovremo rivedere molte cose sui nostri avi". Secondo i ricercatori infatti, lo stile delle collane è una fusione di tecniche mediterranee e scozzesi ed è la prima volta che si osserva qualcosa del genere. Le analisi dicono che i gioielli dovevano appartenere a un gruppo celtico. La scoperta, secondo gli esperti, non ha confronti con altre se non con una avvenuta nel 1857 quando vennero trovati altri monili d'oro in un campo del Moray. La posizione esatta della scoperta di Booth è stata segreta e rimarrà tale fin quando non saranno stati eseguiti tutti i rilevamenti. La fortuna di Booth è certamente superiore a quella di un vincitore al superenalotto, ma non è il primo a incappare in scoperte simili. Nel novembre del 1992, ad esempio, vicino al villaggio di Hoxne, in Inghilterra, Eric Lawes prese in prestito un metal detector da un vicino. Cosa trovò? 24 monete di bronzo, 565 d'oro e 14.191 d'argento più centinaia di gioielli, statuine e altro, risalenti al periodo romano. Valore, 2 milioni e 800 mila dollari. Il signor Bassum, invece, nel 1924 trovò, nell'unico posto al mondo dove chiunque può cercare diamanti per hobby, un esemplare da 40 carati del valore di 800.000 dollari. E ancora. Michael Sparks comprò per 4 dollari una pergamena trovata in un garage, una copia della Dichiarazione d'Indipendenza americana: la vendette a 2 milioni e mezzo di dollari. Teri Horton, camionista in pensione, acquistò da un amico per 5 dollari un quadro che gli piaceva tanto. Messo nelle mani di un esperto risultò essere un lavoro del pittore Pollock (pur se con qualche dubbio) per il quale un anonimo arabo sarebbe stato disposto a sborsare 9 milioni di dollari.
martedì 27 ottobre 2009
Elenco siti che trattano su tesori sommersi
Di seguito un elenco di siti che trattano di tesori sommersi e non
L’archeologo francese Franck Goddio (www.franckgoddio.org), oltre a riportare alla luce la nave ammiraglia Orient su cui veleggiava Napoleone, ha recuperato al largo di Alessandria d’Egitto statue monumentali, monete e oggetti artistici del VII secolo avanti Cristo, oggi in mostra al Gr
Più fiabesca la vicenda di Mel Fisher il famoso cacciatore di tesori
http://www.melfisher.com/
Per chi vuole andare a colpo sicuro, senza investire troppo tempo nella ricerca, c’è sempre il Cratere dei Diamanti (www.craterofdiamondsstatepark.com). Si tratta di un parco statale situato nello Stato americano dell’Arkansas: è l’unico giacimento di pietre preziose aperto al pubblico e di libero scavo. Chiunque può entrare, mettersi a cercare e tenere ciò che trova. L’ultimo ritrovamento è dell’ottobre scorso: il cercatore Bob Wehle si è portato a casa un diamante di 5,47 carati.
Con l’ausilio di tecnologie modernissime e dai costi miliardari, Ballard ha esplorato anche il relitto della corazzata tedesca Bismarck affondata nel 1941, del transatlantico Lusitania silurato nel 1915 e ha individuato al largo di Israele due navi fenicie vecchie di 2.500 anni. INFO: http://literati.net/Ballard
L’archeologo francese Franck Goddio (www.franckgoddio.org), oltre a riportare alla luce la nave ammiraglia Orient su cui veleggiava Napoleone, ha recuperato al largo di Alessandria d’Egitto statue monumentali, monete e oggetti artistici del VII secolo avanti Cristo, oggi in mostra al Gr
Più fiabesca la vicenda di Mel Fisher il famoso cacciatore di tesori
http://www.melfisher.com/
Per chi vuole andare a colpo sicuro, senza investire troppo tempo nella ricerca, c’è sempre il Cratere dei Diamanti (www.craterofdiamondsstatepark.com). Si tratta di un parco statale situato nello Stato americano dell’Arkansas: è l’unico giacimento di pietre preziose aperto al pubblico e di libero scavo. Chiunque può entrare, mettersi a cercare e tenere ciò che trova. L’ultimo ritrovamento è dell’ottobre scorso: il cercatore Bob Wehle si è portato a casa un diamante di 5,47 carati.
Con l’ausilio di tecnologie modernissime e dai costi miliardari, Ballard ha esplorato anche il relitto della corazzata tedesca Bismarck affondata nel 1941, del transatlantico Lusitania silurato nel 1915 e ha individuato al largo di Israele due navi fenicie vecchie di 2.500 anni. INFO: http://literati.net/Ballard
giovedì 15 ottobre 2009
Italia Terra di Tesori
Pare che l’Italia pulluli di tesori nascosti; in Piemonte, ad esempio, e precisamente a Belveglio (Asti), sotto il castello Belvedere che anticamente aveva l’allegro nome di Malamorte, esiste un dedalo di gallerie, anfratti, grotte dove si cela un ricchissimo tesoro composto da monete e gemme preziose.
Nelle vicinanze di Villar Perosa invece c’è il “Roccio d’la Fantina”, un masso su cui qualcuno ha tracciato con la calce dei misteriosi segni, quasi una mappa: dicono che chi riuscirà a decifrarli troverà tutti i tesori nascosti nella vallata.
Per scoprire quelli anfrattati nei territori marchigiani bisogna munirsi di una “palla simpatica”, una sfera di legno alla quale è legata, con un rametto di faggio, una calamita; ad ogni modo molti oggetti preziosi sembra siano sepolti sotto le rovine del castello posto sul Colle di Santa Colomba vicino a Pergola, mentre nelle viscere del monte San Cristoforo è nascosto un telaio tutto d’oro.
Nella lombarda Trezzo sull’Adda, sotto i ruderi del castello, dicono che vi siano ancora pezzi dimenticati del tesoro del Barbarossa, arraffato dai milanesi dell’epoca.
Altre ricchezze stanno nei fondi dei castelli di Urgnano e di Pandino; visto che l’unione fa la forza anni fa, a Treviglio, un gruppo di speranzosi amici fondò l’”Associazione Anonima Tesori” con tanto di sedi (via Adua 1 e via Terraccio 1), regolamento e carta intestata: purtroppo il sodalizio si sciolse dopo varie infruttuose esplorazioni dei succitati sotterranei.
A Gaeta, vicino al promontorio detto La Nave, c’è un buco nella roccia chiamato Pozzo del Diavolo dal quale esce uno stranissimo rumore prodotto dalle onde che si rifrangono sul fondo: dicono che lì si trovino anfore zeppe di preziosi d’altissimo valore.
A Cosenza, nel fiume Busento, insieme a Re Alarico sono sepolte le sue ricchezze e a Longobuco, poco dopo il ponte sul Trionfo, ci si imbatte in una grossa roccia chiamata “la Gnazzita”; basta sollevarla per trovare sotto di essa una chioccia d’oro attorniata da tanti pulcini d’oro anch’essi.Per la cronaca, la chioccia d’oro coi pulcini o le uova era una tipica opera d’arte d’epoca bizantina, una specie di divinità casalinga che simboleggiava la famiglia e la relativa protezione matriarcale.Quasi tutte le dame nobili ne avevano una, più o meno grande a seconda della ricchezza familiare; e di tesori leggendari che citano chiocce d’oro ce ne sono molti sparsi in tutta Italia: basta cercarli.
Infine è interessante sapere che nel 492 d.C. gli abitanti di Aquileia, assediati dalle truppe di Attila, decisero di abbandonare la città; ma prima scavarono un profondo pozzo, vi nascosero tutte le loro ricchezze e lo riempirono di terra.
Però nessuno fu poi in grado di ritrovarlo e, sino ai primi del 1900, nei contratti di vendita dei terreni vi era inclusa una clausola tramite la quale il venditore si riservava, in caso fosse stato localizzato, l’esclusiva proprietà del pozzo e del suo contenuto: ma ancora oggi è sempre lì, che aspetta paziente di essere scoperto.
Autore Mitì Vigliero
Nelle vicinanze di Villar Perosa invece c’è il “Roccio d’la Fantina”, un masso su cui qualcuno ha tracciato con la calce dei misteriosi segni, quasi una mappa: dicono che chi riuscirà a decifrarli troverà tutti i tesori nascosti nella vallata.
Per scoprire quelli anfrattati nei territori marchigiani bisogna munirsi di una “palla simpatica”, una sfera di legno alla quale è legata, con un rametto di faggio, una calamita; ad ogni modo molti oggetti preziosi sembra siano sepolti sotto le rovine del castello posto sul Colle di Santa Colomba vicino a Pergola, mentre nelle viscere del monte San Cristoforo è nascosto un telaio tutto d’oro.
Nella lombarda Trezzo sull’Adda, sotto i ruderi del castello, dicono che vi siano ancora pezzi dimenticati del tesoro del Barbarossa, arraffato dai milanesi dell’epoca.
Altre ricchezze stanno nei fondi dei castelli di Urgnano e di Pandino; visto che l’unione fa la forza anni fa, a Treviglio, un gruppo di speranzosi amici fondò l’”Associazione Anonima Tesori” con tanto di sedi (via Adua 1 e via Terraccio 1), regolamento e carta intestata: purtroppo il sodalizio si sciolse dopo varie infruttuose esplorazioni dei succitati sotterranei.
A Gaeta, vicino al promontorio detto La Nave, c’è un buco nella roccia chiamato Pozzo del Diavolo dal quale esce uno stranissimo rumore prodotto dalle onde che si rifrangono sul fondo: dicono che lì si trovino anfore zeppe di preziosi d’altissimo valore.
A Cosenza, nel fiume Busento, insieme a Re Alarico sono sepolte le sue ricchezze e a Longobuco, poco dopo il ponte sul Trionfo, ci si imbatte in una grossa roccia chiamata “la Gnazzita”; basta sollevarla per trovare sotto di essa una chioccia d’oro attorniata da tanti pulcini d’oro anch’essi.Per la cronaca, la chioccia d’oro coi pulcini o le uova era una tipica opera d’arte d’epoca bizantina, una specie di divinità casalinga che simboleggiava la famiglia e la relativa protezione matriarcale.Quasi tutte le dame nobili ne avevano una, più o meno grande a seconda della ricchezza familiare; e di tesori leggendari che citano chiocce d’oro ce ne sono molti sparsi in tutta Italia: basta cercarli.
Infine è interessante sapere che nel 492 d.C. gli abitanti di Aquileia, assediati dalle truppe di Attila, decisero di abbandonare la città; ma prima scavarono un profondo pozzo, vi nascosero tutte le loro ricchezze e lo riempirono di terra.
Però nessuno fu poi in grado di ritrovarlo e, sino ai primi del 1900, nei contratti di vendita dei terreni vi era inclusa una clausola tramite la quale il venditore si riservava, in caso fosse stato localizzato, l’esclusiva proprietà del pozzo e del suo contenuto: ma ancora oggi è sempre lì, che aspetta paziente di essere scoperto.
Autore Mitì Vigliero
Addio al Tesoro di Topliz
Addio al tesoro di Toplitz
Il lago austriaco di Toplitz, dove da anni si svolge una vera e propria caccia al tesoro... dei nazisti. Dal dopoguerra nel lago di Toplitz, situato sulle Alpi austriache, si cerca un misterioso tesoro, che sarebbe stato nascosto dai nazisti. Ma fra poco le ricerche saranno proibite. (F.D. 12 ottobre 2009)Stop alle ricerche nel lago Toplitz, il luogo dove i nazisti avrebbero nascosto un tesoro alla fine della seconda guerra mondiale. Il Bundesforste, l'ente austriaco di protezione delle foreste, ha intenzione di vietare le immersioni esplorative. Il mistero. Le leggende sul tesoro di Toplitz si sono diffuse a partire dall'aprile 1945, quando alcuni abitanti della zona furono costretti da un plotone nazista a trasportare varie casse sulle sponde del lago, casse che vennero poi gettate nelle acque. Sul contenuto del misterioso carico molto si è speculato, fra le ipotesi: documenti segreti, oro razziato in mezza Europa, opere d'arte e addirittura la camera d'ambra di San Pietroburgo, smantellata dai tedeschi e poi scomparsa. Ma in realtà i numerosi tentativi per recuperare il tesoro hanno portato in superficie solo sterline false, che furono stampate dai nazisti come estremo tentativo per ribaltare le sorti della guerra. Hitler infatti intendeva minare le economie inglesi e statunitensi inondandole di denaro contraffatto. Il lago. Il nuovo divieto alle ricerche è motivato dai danni che si potrebbero arrecare all'ecosistema e dalla pericolosità delle spedizioni di ricerca subacquea. Il lago, infatti, è infido, è profondo 100 metri ma già sotto i 20 metri non c'è più ossigeno né tracce di vita. Sul fondale inoltre ci sono numerosi tronchi morti nei quali i sub, spesso non autorizzati, rischiano di rimanere impigliati. E in passato alcune immersioni fai-da-te si sono concluse in tragedia. Il Bundesforste ha però lasciato una possibilità agli aspiranti Indiana Jones subacquei: ha messo in vendita la licenza per un'ultima spedizione volta a mappare il fondale e dimostrare definitivamente che non esiste alcun favoloso tesoro.
Il lago austriaco di Toplitz, dove da anni si svolge una vera e propria caccia al tesoro... dei nazisti. Dal dopoguerra nel lago di Toplitz, situato sulle Alpi austriache, si cerca un misterioso tesoro, che sarebbe stato nascosto dai nazisti. Ma fra poco le ricerche saranno proibite. (F.D. 12 ottobre 2009)Stop alle ricerche nel lago Toplitz, il luogo dove i nazisti avrebbero nascosto un tesoro alla fine della seconda guerra mondiale. Il Bundesforste, l'ente austriaco di protezione delle foreste, ha intenzione di vietare le immersioni esplorative. Il mistero. Le leggende sul tesoro di Toplitz si sono diffuse a partire dall'aprile 1945, quando alcuni abitanti della zona furono costretti da un plotone nazista a trasportare varie casse sulle sponde del lago, casse che vennero poi gettate nelle acque. Sul contenuto del misterioso carico molto si è speculato, fra le ipotesi: documenti segreti, oro razziato in mezza Europa, opere d'arte e addirittura la camera d'ambra di San Pietroburgo, smantellata dai tedeschi e poi scomparsa. Ma in realtà i numerosi tentativi per recuperare il tesoro hanno portato in superficie solo sterline false, che furono stampate dai nazisti come estremo tentativo per ribaltare le sorti della guerra. Hitler infatti intendeva minare le economie inglesi e statunitensi inondandole di denaro contraffatto. Il lago. Il nuovo divieto alle ricerche è motivato dai danni che si potrebbero arrecare all'ecosistema e dalla pericolosità delle spedizioni di ricerca subacquea. Il lago, infatti, è infido, è profondo 100 metri ma già sotto i 20 metri non c'è più ossigeno né tracce di vita. Sul fondale inoltre ci sono numerosi tronchi morti nei quali i sub, spesso non autorizzati, rischiano di rimanere impigliati. E in passato alcune immersioni fai-da-te si sono concluse in tragedia. Il Bundesforste ha però lasciato una possibilità agli aspiranti Indiana Jones subacquei: ha messo in vendita la licenza per un'ultima spedizione volta a mappare il fondale e dimostrare definitivamente che non esiste alcun favoloso tesoro.
giovedì 24 settembre 2009
Gb, disoccupato trova un tesoro

Gb, disoccupato trova un tesoro
La scoperta di un valore inestimabile
Era un semplice disoccupato, ma ha dimostrato di saper utilizzare bene le lunghe ore libere delle sue giornate senza un'attività lavorativa. Un britannico, Terry Herbert, utilizzando il suo metal detector, ha portato alla luce il più importante tesoro archeologico anglo-sassone mai scoperto nella storia. Era in un campo nel centro dell'Inghilterra. E comprende almeno 1.350 oggetti preziosi, tra cui molti sono d'oro e d'argento.
Il disoccupato, 55 anni, ha fatto la sensazionale scoperta lo scorso luglio, nella contea dello Staffordshire, mentre perlustrava il campo di un amico con il suo metal detector. Si trratta di una passione che Terry coltiva fin dall'età di 18 anni. Il tesoro, oltre che ricco, è anche molto antico: risale probabilmente al settimo secolo.
"I miei amici del club dicono sempre che se c'è un pezzo d'oro in un campo, sarò io a trovarlo. Ho paura di pensare a quello che diranno quando sapranno tutto questo", ha dichiarato.
La sua scoperta, la cui importanza è paragonabile a quella della tomba del faraone Tutankamen, contiene un insieme di materiale da guerra con almeno 84 pomi e 71 foderi di spade che presentano decorazioni complesse e delle granate incastonate nell'oro. Il tesoro contiene circa cinque chili d'oro e 2,5 d'argento, oltre a una grande quantità di pietre preziose. La sua valutazione richiederà un anno di lavoro.
Una selezione degli oggetti rimarrà esposta dal 25 settembre al 13 ottobre, al museo di arte di Birmingham. "La quantità d'oro è impressionante ma, più importante, la lavorazione degli oggetti è perfetta. Era il non plus ultra di quello che gli anglo-sassoni sapevano fare. Ed erano molto bravi", ha spiegato Kevin Leahy, esperto del settore. "Appartenevano sicuramente all'alta aristocrazia o alle famiglie reali anglo-sassoni", ha aggiunto.
sabato 5 settembre 2009
Da 30 anni Trova tesori nel Tamigi
DA 30 ANNI TROVA TESORI NEL TAMIGI, DONATI A CITTA'
LONDRA - Anthony Pilson, 76 anni, ha passato gli ultimi 33 anni della sua vita a scandagliare le rive del Tamigi, in pieno centro di Londra, armato di metal-detector, secchio e rastrello. Per i più che lo guardavano dall'alto delle rive pareva un passatempo bizzarro, e niente altro. Anthony, invece, ha messo insieme in questi anni una collezione di pezzi rari del valore di centinaia di migliaia di sterline: reperti tanto ben conservati da far brillare gli occhi a decine di studiosi. E ora donerà la sua collezione al Museo di Londra, così che tutti i londinesi possano ammirarla. "Posso capire che se uno ha moglie e figli preferisca vendere i pezzi al miglior offerente", dice Anthony al Daily Mail. "Ma io preferisco che li abbia un museo, piuttosto che finiscano nelle cassette di sicurezza di una banca o in una casa privata".
La collezione, tra le altre cose, conta 2.444 bottoni e gemelli che vanno dal 14/o al 19/o secolo; sono fatti in bronzo, peltro, argento o osso e sono spesso e volentieri lavorati. Una coppia di gemelli del 17/o secolo mostra Carlo II ornato con una corona d'alloro. La palma d'oro del miglior ritrovamento se l'é però aggiudicata un 'provino' da sommelier in argento del 1634. "Christiés ha pensato che fosse falso, perché non avevano mai visto niente del genere", ricorda Anthony.
Era il 1977 - ovvero quattro anni dopo la prima escursione sulle rive del Tamigi. Tutto ebbe inizio quando un amico di Anthony gli confidò che il fango del Tamigi poteva riservare grandi sorprese. Così, un giorno che non lavorava, Anthony, all'epoca dirigente nel settore del trasporto mercantile, portò il suo metal-detector nel centro di Londra. Da allora non ha mai più smesso. Andato in pensione a 55 anni, ogni giorno Anthony batte le rive del fiume tra il ponte di Tower Bridge e quello di Blackfriars: armato di mappe che segnano i livelli della marea, scava, setaccia e porta a casa. Certo, Anthony non è il solo ad andar a caccia di tesori sulle sponde del Tamigi. La Society of Thames Mudlarks - che in un inglese un po' antiquato significa 'monelli di strada' - conta infatti circa 50 membri. E la loro attività è strettamente controllata dal Museum of London e dall'autorità portuale. Il primo registra ogni pezzo d'interesse recuperato dal fiume, la seconda controlla che i 'monelli' del Tamigi non scavino per più di un metro nel terreno, così come prescrivono le regole.
Oltre ai tesori, però, il grande fiume ha anche restituito curiosità - una palla di ferro con catena risalente al 1600 - e documenti di attività quotidiane - una serie di giocattoli medioevali che gettano nuova luce sull'infanzia di quel tempo. Il fango del Tamigi, infatti, è ricco di creta ed è in grado di preservare i reperti in modo straordinario. Tanto che delle scarpine di pelle di epoca medioevale, una volta ripulite, parevano gettate nel fiume da pochi giorni. La collezione di Anthony verrà ora catalogata e troverà - fra qualche anno - una degna sistemazione nel Museum of London.
LONDRA - Anthony Pilson, 76 anni, ha passato gli ultimi 33 anni della sua vita a scandagliare le rive del Tamigi, in pieno centro di Londra, armato di metal-detector, secchio e rastrello. Per i più che lo guardavano dall'alto delle rive pareva un passatempo bizzarro, e niente altro. Anthony, invece, ha messo insieme in questi anni una collezione di pezzi rari del valore di centinaia di migliaia di sterline: reperti tanto ben conservati da far brillare gli occhi a decine di studiosi. E ora donerà la sua collezione al Museo di Londra, così che tutti i londinesi possano ammirarla. "Posso capire che se uno ha moglie e figli preferisca vendere i pezzi al miglior offerente", dice Anthony al Daily Mail. "Ma io preferisco che li abbia un museo, piuttosto che finiscano nelle cassette di sicurezza di una banca o in una casa privata".
La collezione, tra le altre cose, conta 2.444 bottoni e gemelli che vanno dal 14/o al 19/o secolo; sono fatti in bronzo, peltro, argento o osso e sono spesso e volentieri lavorati. Una coppia di gemelli del 17/o secolo mostra Carlo II ornato con una corona d'alloro. La palma d'oro del miglior ritrovamento se l'é però aggiudicata un 'provino' da sommelier in argento del 1634. "Christiés ha pensato che fosse falso, perché non avevano mai visto niente del genere", ricorda Anthony.
Era il 1977 - ovvero quattro anni dopo la prima escursione sulle rive del Tamigi. Tutto ebbe inizio quando un amico di Anthony gli confidò che il fango del Tamigi poteva riservare grandi sorprese. Così, un giorno che non lavorava, Anthony, all'epoca dirigente nel settore del trasporto mercantile, portò il suo metal-detector nel centro di Londra. Da allora non ha mai più smesso. Andato in pensione a 55 anni, ogni giorno Anthony batte le rive del fiume tra il ponte di Tower Bridge e quello di Blackfriars: armato di mappe che segnano i livelli della marea, scava, setaccia e porta a casa. Certo, Anthony non è il solo ad andar a caccia di tesori sulle sponde del Tamigi. La Society of Thames Mudlarks - che in un inglese un po' antiquato significa 'monelli di strada' - conta infatti circa 50 membri. E la loro attività è strettamente controllata dal Museum of London e dall'autorità portuale. Il primo registra ogni pezzo d'interesse recuperato dal fiume, la seconda controlla che i 'monelli' del Tamigi non scavino per più di un metro nel terreno, così come prescrivono le regole.
Oltre ai tesori, però, il grande fiume ha anche restituito curiosità - una palla di ferro con catena risalente al 1600 - e documenti di attività quotidiane - una serie di giocattoli medioevali che gettano nuova luce sull'infanzia di quel tempo. Il fango del Tamigi, infatti, è ricco di creta ed è in grado di preservare i reperti in modo straordinario. Tanto che delle scarpine di pelle di epoca medioevale, una volta ripulite, parevano gettate nel fiume da pochi giorni. La collezione di Anthony verrà ora catalogata e troverà - fra qualche anno - una degna sistemazione nel Museum of London.
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