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venerdì 7 maggio 2010

Interviste a Claudio Bonifacio

Due interviste a Claudio Bonifacio autore di Galeoni e Tesori Sommersi,rilasciate tempo fa al giornale la Stampa.
Si trovano davanti alle coste spagnole, nella baia di Cadice L'Eldorado in fondo al mare Caccia a 300 galeoni pieni d'oro
MADRID NOSTRO SERVIZIO Nella baia di Cadice, una zona marina di 70 chilometri che va dall'omonima e bellissima citta' andalusa a San Lucar de Barameda, a una profondita' media di appena 30 metri, ci sarebbe un sottomarino. Almeno 300 galeoni (le navi da carico dei tempi di Carlo V e di Filippo II) pieni zeppi d'oro, argento e pietre preziose, destinate, se le navi non fossero naufragate, alla famosa di Siviglia, collegata con la baia di Cadice dal fiume Guadalquivir. Secondo studi realizzati dalla l'affondamento delle navi, naufragate nella baia (famosa per i suoi venti tempestosi e le forti maree) dal 1500 fino al 1820, e' documentato nell' di Siviglia. L'associazione, che non ha scopi di lucro, vorrebbe recuperare i tesori sommersi, che calcola ammontino addirittura a 2 milioni di miliardi di pesetas, qualcosa come 20 milioni di miliardi di lire. riferisce che uno dei ricercatori dell'associazione, l'italiano CLAUDIO BONIFACIO, stima che, solo in oro ed argento, sarebbe sommerso un patrimonio pari ad un quinto di quello prima citato. Ma, a differenza di quanto succede nelle Azzorre portoghesi, o di una legge approvata nel giugno del '95 che permette ai di recuperare il bottino dei galeoni spagnoli sommersi (almeno 274) ed intascarsi dal 30 al 70 per cento del bottino, la regione Andalusia ed il ministero della Cultura di Madrid impediscono di far riaffiorare i tesori, in quanto temono che l'unica cosa che interessa agli archeologi sottomarini sia rubare. Che nella baia di Cadice, adesso una delle zone piu' povere di Spagna ma una volta ricchissima (non a caso venne saccheggiata due volte, prima dai pirati olandesi e poi da quel gran corsaro inglese che fu il conte di Essex nel 1600), vi siano un sacco di navi non v'e' dubbio. Il statunitense Mel Fischer, con una speciale imbarcazione munita di sonar, scandaglio' il tratto di mare nel '92 e dai risultati, scientifici, appare in tutta evidenza che sotto le acque vi sia un cimitero di galeoni. E Fischer, di tesori, se ne intende. Nel 1971 recupero' tutto quanto era nelle stive della , affondata al largo della Florida (una volta possedimento dell'impero spagnolo) nel 1622. E s'intasco' tra oro, argento e gioielli ben 300 milioni di dollari. Nei pressi di Cadice si troverebbe, sempre secondo quanto e' scritto nell' di Siviglia, la , un galeone che affondo' nel 1551 con un gigantesco bottino che gli spagnoli, come sempre, avevano rubato agli indigeni del Centro-Sud America (15 tonnellate d'oro e d'argento). A Cadice, un porto fondato nel 1100 a.C. dai Fenici, sono pero' scettici. . . Pero' l' di Siviglia, riferisce l'agenzia , indica che sotto la baia di Cadice c'e' un vero e proprio immenso tesoro: dal 1496 al 1822 sono naufragati 788 galeoni, il cui carico stimato e' di 800 tonnellate d'oro e 12 mila tonnellate d'argento. L'Associazione della Rescate vorrebbe ripescare i galeoni con fondi pubblici. E l'Andalusia non ha una peseta. Ma, forse, con fondi privati, i tesori potrebbero tornare alla luce. E, come se non bastasse, c'e' pure da scandagliare il Guadalquivir, il fiume navigabile che va da Cadice a Siviglia. Anche qui, di navi affondate, ce ne sono centinaia. Gian Antonio Orighi

In mare una fortuna in argenti e monete
Raccontavano i che il re-sciamano si immergesse nel lago dopo essersi cosparso di polvere d'oro. Sole e acqua si fondevano in un accecante bagliore nel regno dell'Eldorado, per il quale si dannarono senza esito esploratori e soldati della corona di Spagna. La terra dell'eccesso non fu mai trovata, ma c'e' un altro Eldorado. E' sepolto negli oceani, sedimentato dalla furia predatoria di quegli stessi europei che colonizzarono le Americhe. Decine di migliaia di relitti, colmi d'oro, argento, monete e preziosi, di cui si puo' immaginare lo strabiliante valore ma di cui non si e' mai riusciti a tracciare una mappa definitiva. Gli storici hanno calcolato che solo nel Golfo del Messico e nel Mar dei Caraibi marciscono 800 velieri, colati a picco tra XVI e XIX secolo, mentre 200 si trovano davanti alla foce del Guadalquivir, 380 nell'Oceano Indiano e 70 tra Capo Verde e Azzorre. I resti di altri 800 legni perduti tra '400 e '800 sarebbero adagiati davanti alle coste italiane. Quest'ultima stima e' di CLAUDIO BONIFACIO, uno dei maggiori esperti mondiali di tesori perduti o , come preferisce definirsi. , si entusiasma da Siviglia, dove si e' trasferito per attingere alla materia prima delle sue ricerche. Nella citta' della riposano i 40 milioni di documenti dell'Archivio delle Indie che lui compulsa da un ventennio, riportando in vita lettere e registri e ricostruendo transazioni, rotte e, naturalmente, disastri. , spiega BONIFACIO e cita, tra tanti, i due velieri francesi che si persero nel 1495 davanti a Terracina, il galeone inglese che nel 1590 si infranse a poca distanza dalla Sicilia, l'ammiraglia spagnola che si areno' nel 1677 sulla scogliera di Pianosa: tutti portavano monete, gioielli e lingotti. , dice, al cui valore intrinseco si unisce quello storico. .(g. bec.)

lunedì 26 aprile 2010

Sito Americano di un Cacciatore di Tesori Sommersi

Sito Americano di un Cacciatore di Tesori Sommersi

http://www.treasureexperience.com/

Galeoni e Tesorsi Sommersi di Claudio Bonifacio


Per gli appasionati del genere è stato pubblicato da poco in Italia il libro di
Claudio Bonifacio Galeoni e Tesori Sommersi

Tra il XVI e il XIX secolo, migliaia di galeoni, vascelli e fregate naufragarono nelle acque di Spagna, Portogallo, Messico, Cuba, Colombia e Filippine, trascinando con sé i loro carichi dal valore oggi inestimabile.
In questo libro il lettore troverà, oltre a una minuziosa descizione di quei naufragi, avvenuti lungo la Via delle Indie, anche una vera e propria mappa del tesoro completa delle coordinate nautiche dei luoghi in cui giacciono alcuni di questi relitti.
Un libro che è insieme saggio, manuale di navigazione e diario di viaggio, e che descrive un mondo spesso sconosciuto: la vita quotidiana degli equipaggi, le peripezie dei naufraghi, le malattie, le battaglie navali anglo-spagnole, il contrabbando.
Una storia lunga secoli, fatta di tesori e miserie, sfruttamento e ricchezza, guerre e commerci, che ci riporta all'epoca delle conquiste degli oceani e delle terre nuove, dedicata a chi ama le avventure reali.
Claudio Bonifacio dal 1981 si dedica professionalmente allo studio dei naufragi portoghesi e spagnoli, attraverso ricerche svolte principalmente negli archivi del Portogallo e nell'Archivio delle Indie di Siviglia. Ha partecipato a programmi televisivi e conferenze ed è stato collaboratore di varie riviste. Per anni è stato delegato per la Spagna della cooperativa di archeologia subacquea Aquarius di Milano.

Claudio Bonifacio
Galeoni e tesori sommersi
Mursia
ISBN 978-88-425-4340-4
Euro 22,00

venerdì 8 gennaio 2010

Metal detecting hobby e salute

Oggi parlero, di metal detecting ovvero la ricerca di oggetti perduti con il cerca metalli,
hobby nato in america e sviluppatosi anche in Italia che vanta molti appassionati.
Cosa si cerca,si va dalla militaria, alla ricerca di monete perdute campagna o in spiaggia,
il tutto nel rispetto delle vigenti leggi in Italia che permettono la ricerca in aree pubbliche
vedi spiaggie e terreni.E’ vietata la ricerca in aree archeologiche.
Un hobby che permette di stare a contatto della natura e fare un po di movimento,magari
trovando qualcosa di interessante da mostrare ai propri figli e amici.
Di seguito alcuni link sia italiani che stranieri che parlano approfonditamente di questo hobby.

Vari forum Italiani

http://metaldetector.forumfree.it/

http://romagnametaldetector.forumfree.it/

http://metaldetectorforum.forumfree.it/

http://3dmetaldetector.forumfree.it/

Blog sempre italiani

http://www.imede.it/

http://bodhi3.wordpress.com/

Forum americani

http://www.findmall.com/

http://www.treasurenet.com/

martedì 5 gennaio 2010

Il cacciatore di tesori che usa Google Earth

Fonte la stampa.it

«Ho scoperto una nave piena d'oro». Nessuno gli crede e lui inzia una battaglia legale per poter fare gli scavi
NEW YORK
Si chiama Nathan Smith e il suo hobby preferito è scovare i tesori con Google Earth. La sua ultima scoperta? Una nave con un carico del valore di circa tre miliardi di dollari. Secondo il cacciatore, il vascello risale al 1822, periodo della colonizzazione spagnola della zona di Refugio, in Texas. Musicista di professione, il signor Smith trascorre il suo tempo a caccia di reperti storici di grande valore utilizzando il famoso software, accessibile a tutti gli internauti, che consente di esplorare i più remoti angoli del pianeta.
Secondo la sua ricerca- riporta il Telegraph- la nave si trova esattamente nella zona conosciuta come Barkentine Creek, e dopo avere scandagliato l'intera area con una gruppo di esperti e dei metal dector, Smith non ha più nessun dubbio sul "nascondiglio" del suo tesoro. Ricostruita sotto ogni dettaglio la mappa, non resta che inziare a scavare. Ma il vero problema del cacciatore di tesori high-tech è che nessuno gli crede. Il vascello si troverrebbe sepolto sotto un mare di fango e terra all'interno di un ranch, ma i proprietari si rifiutano di lasciar scavare Smith. Così il caso finisce in tribunale. I documenti e le fotografie del luogo del tesoro sono state sequestrate dalla corte, ma Smith durante un'udienza ha detto di essere in grado di fare una "x" sul punto esatto in cui crede si trovi la nave.
I suoi avvocati dicono che il punto cruciale del caso, conosciuto come "Smith contro La Nave abbandonata", è capire se l'area del tesoro sia terra o come canale navigabile. Se si tratta di canale, allora, la legge stabilisce che la prima persona che trova il tesoro può inziare a scavare e mettere le mani sul malloppo. Se si tratta di terra, invece, appartiene alla famiglia proprietaria del ranch. Il caso arriverà in aula il mese prossimo. Ron Walker, avvocato dei proprietari del ranch ha espresso chiaramente la posizione dei suoi clienti a ABC News: «E' offensivo che qualcuno possa andare su Google Earth, scoprire una fortuna e poi chiedere di fare degli scavi in un proprietà privata, senza avere nessuna prova dell'esistenza di un tesoro».
Il signor Smith è stato ispirato dal film con Nicolas Cage "Il mistero dei templari", ma la sua scoperta potrebbe essere reale se si pensa che, non molto distante, un team di archeologi nel 1995 ha riporatato alla luce una nave dell'esploratore francese La Salle.

mercoledì 23 dicembre 2009

Un Triestino a caccia di Tesori Sommersi

Claudio Bonifacio, in Spagna dal '70
di FRANCESCO CARDELLA

A caccia di relitti sommersi, galeoni sperduti, antichi tesori. Da quando si è trasferito in Spagna, Claudio Bonifacio ha visto la sua vita tramutata nell’avventura sognata da piccolo, quando alimentava la fantasia con libri di storia e leggende di velieri e pirati. Bonifacio è infatti l’artefice di ricerche che hanno sfiorato perfino Cristoforo Colombo. L'attività di Claudio Bonifacio è intanto diventata un libro edito da Mursia che uscirà ad autunno, «Galeoni con tesori. Dove sono affondati, cosa trasportavano», edizione italiana di un testo già uscito in Spagna.
Nato a Trieste nel 1947, Claudio Bonifacio approda in Spagna nel 1970. Lavora nel campo dell'export ma non perde di vista la sua passione, la storia. La famiglia e i due figli non frenano questa vocazione: trova il tempo per laurearsi con una tesi di indirizzo storico-economico. Quasi un presagio.
Nel suo libro il triestino - definito ufficialmente a Siviglia, dove risiede, quale «historiador - investigador» (storico, investigatore) - racconta genesi, tecniche e obiettivi di un percorso che si snoda tra archivi, mappe e biblioteche ma soprattutto tra fondali e sponsor. Una missione che parte nei primi anni '80, quando Bonifacio, in vacanza alle Canarie, entra in contatto con un vecchio bagnino esperto di storie di velieri sommersi che parlano di tesori nascosti ma intatti. Claudio ne è colpito, scinde realtà da leggenda e si immerge tra gli archivi della Compagnia delle Indie a Siviglia e in quelli di Stato di Cadice.
Poche le tracce, molti i documenti. E finalmente uno spunto: le tracce della fregata Mercedes, a picco in una battaglia nel 1804 nelle Isole Selvagge, tra Madeira e le Canarie. Le ricerche sembrano circostanziate, uno sponsor italiano risponde all'appello ma nel novembre del 1982 la Marina militare revoca i permessi e il recupero sfuma.
Claudio però si rituffa nelle mappe, affina studi di paleografia e si rimette in viaggio. Letteralmente. Oramai la sua vita è questa e tra naufragi e successi acquista credibilità tra sponsor e media: la Rai propone su di lui un reportage. Il triestino è a un passo dal colpaccio nel 2001, quando un suo articolo pubblicato dalla rivista ”Mondo Sommerso" offre il destro a un italiano, Roberto Mazzara, di mettersi sulle tracce della Campana della Santa Maria, una delle tre mitiche imbarcazioni di Colombo. Tra i due nasce un accordo in termini di diritti ma le autorità spagnole dei Beni culturali tengono d'occhio il triestino: «Vogliono ostacolarmi - fa sapere lui da Siviglia - ma non mi fermerò». «Nei fondali marini - aggiunge - sono sommersi valori pari a 5 milioni di dollari con più di 1200 tonnellate di oro e 12 mila di argento. Facciamone un uso sociale, recuperiamolo per opere pubbliche, per il bene di tutti, per chi ne ha veramente bisogno». Lui, l'«historiador e investigador» di San Giusto, è pronto a salpare.
(fonte: IL PICCOLO)

sabato 19 dicembre 2009

Trailer di film che trattano di tesori

Sahara anno 2005



Trappola in fondo al mare (Into the blue)



National Treasure



National Treasure 2



Tomb Raider



Tomb Raider 2 La culla della Vita



Tutti pazzi per l'oro



Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo



Indiana Jones e l'ultima Crociata



Indiana Jones e i presatori dell'arca perduta



Indiana Jones e il tempio maledetto



Il Tesoro dell'Amazzonia



Abissi

lunedì 9 novembre 2009

Colpo grosso con il metal detector trova un tesoro

Lo scorso 28 settembre David Booth, un 35enne scozzese, aveva da poco comperato un metal detector da 250 euro. Per trascorrere un po' di ore all'aria aperta alla ricerca di qualche moneta più o meno antica. Si era addestrato qualche giorno a cercare forchette e cucchiai dal lui sepolti, per poi recarsi in un campo vicino alla cittadina di Stirling, in Scozia, per mettere in pratica quanto imparato. Trovato un posto dove parcheggiare, è sceso dalla macchina, ha acceso il suo strumento, ha percorso sette passi e la luce rossa si è accesa al massimo della sua potenza. Spento il metal detector si è messo a scavare e dopo appena una dozzina di centimetri di terreno ecco comparire un vero e proprio tesoro. Quattro collane d'oro, per un valore di un milione e centomila euro, lo aspettavano da oltre 2.300 anni. "Mi sono recato sul quel terreno - ha spiegato Booth - solo perché ho avuto il permesso dal proprietario, anche se sapevo che la zona era stata interessata da qualche evento storico risalente all'età del ferro. La scoperta è stata davvero inaspettata, perché non solo c'è voluto pochissimo per trovare le tracce, ma il tutto è venuto alla luce molto velocemente, dopo aver scavato solo con una piccola cazzuola. Di fronte a quei monili ero incredulo, perché pur sapendo che fosse oro visto che me lo indicava il metal detector, non immaginavo il loro valore storico". Le analisi tecniche hanno dimostrato che due collane dovevano essere di origine scozzese o irlandese, mentre gli altri resti dovevano provenire dal sud-ovest della Francia. Gli studi sono stati realizzati dal National Museum della Scozia e rese pubbliche in questi giorni. Fraser Hunter è stato tra i primi ad osservare quanto scoperto da Booth: "Quando ho visto le prime immagini che mi sono state mandate via mail quasi sono caduto dalla sedia" ha detto, e ha chiesto immediatamente di realizzare un sopralluogo sul posto.
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Il risultato è stata la scoperta di tracce di un casa sotto la quale, probabilmente, erano stati sepolti i gioielli, anche se l'edificio poteva essere una sorta di santuario votivo. "La scoperta ha un valore archeologico notevole perché si era sempre pensato che le popolazioni del luogo fossero isolate dalle altre. L'aver scoperto tali collane ci dice che non era così. Ora dovremo rivedere molte cose sui nostri avi". Secondo i ricercatori infatti, lo stile delle collane è una fusione di tecniche mediterranee e scozzesi ed è la prima volta che si osserva qualcosa del genere. Le analisi dicono che i gioielli dovevano appartenere a un gruppo celtico. La scoperta, secondo gli esperti, non ha confronti con altre se non con una avvenuta nel 1857 quando vennero trovati altri monili d'oro in un campo del Moray. La posizione esatta della scoperta di Booth è stata segreta e rimarrà tale fin quando non saranno stati eseguiti tutti i rilevamenti. La fortuna di Booth è certamente superiore a quella di un vincitore al superenalotto, ma non è il primo a incappare in scoperte simili. Nel novembre del 1992, ad esempio, vicino al villaggio di Hoxne, in Inghilterra, Eric Lawes prese in prestito un metal detector da un vicino. Cosa trovò? 24 monete di bronzo, 565 d'oro e 14.191 d'argento più centinaia di gioielli, statuine e altro, risalenti al periodo romano. Valore, 2 milioni e 800 mila dollari. Il signor Bassum, invece, nel 1924 trovò, nell'unico posto al mondo dove chiunque può cercare diamanti per hobby, un esemplare da 40 carati del valore di 800.000 dollari. E ancora. Michael Sparks comprò per 4 dollari una pergamena trovata in un garage, una copia della Dichiarazione d'Indipendenza americana: la vendette a 2 milioni e mezzo di dollari. Teri Horton, camionista in pensione, acquistò da un amico per 5 dollari un quadro che gli piaceva tanto. Messo nelle mani di un esperto risultò essere un lavoro del pittore Pollock (pur se con qualche dubbio) per il quale un anonimo arabo sarebbe stato disposto a sborsare 9 milioni di dollari.

martedì 27 ottobre 2009

Elenco siti che trattano su tesori sommersi

Di seguito un elenco di siti che trattano di tesori sommersi e non

L’archeologo francese Franck Goddio (www.franckgoddio.org), oltre a riportare alla luce la nave ammiraglia Orient su cui veleggiava Napoleone, ha recuperato al largo di Alessandria d’Egitto statue monumentali, monete e oggetti artistici del VII secolo avanti Cristo, oggi in mostra al Gr

Più fiabesca la vicenda di Mel Fisher il famoso cacciatore di tesori
http://www.melfisher.com/


Per chi vuole andare a colpo sicuro, senza investire troppo tempo nella ricerca, c’è sempre il Cratere dei Diamanti (www.craterofdiamondsstatepark.com). Si tratta di un parco statale situato nello Stato americano dell’Arkansas: è l’unico giacimento di pietre preziose aperto al pubblico e di libero scavo. Chiunque può entrare, mettersi a cercare e tenere ciò che trova. L’ultimo ritrovamento è dell’ottobre scorso: il cercatore Bob Wehle si è portato a casa un diamante di 5,47 carati.


Con l’ausilio di tecnologie modernissime e dai costi miliardari, Ballard ha esplorato anche il relitto della corazzata tedesca Bismarck affondata nel 1941, del transatlantico Lusitania silurato nel 1915 e ha individuato al largo di Israele due navi fenicie vecchie di 2.500 anni. INFO: http://literati.net/Ballard

giovedì 15 ottobre 2009

Italia Terra di Tesori

Pare che l’Italia pulluli di tesori nascosti; in Piemonte, ad esempio, e precisamente a Belveglio (Asti), sotto il castello Belvedere che anticamente aveva l’allegro nome di Malamorte, esiste un dedalo di gallerie, anfratti, grotte dove si cela un ricchissimo tesoro composto da monete e gemme preziose.
Nelle vicinanze di Villar Perosa invece c’è il “Roccio d’la Fantina”, un masso su cui qualcuno ha tracciato con la calce dei misteriosi segni, quasi una mappa: dicono che chi riuscirà a decifrarli troverà tutti i tesori nascosti nella vallata.
Per scoprire quelli anfrattati nei territori marchigiani bisogna munirsi di una “palla simpatica”, una sfera di legno alla quale è legata, con un rametto di faggio, una calamita; ad ogni modo molti oggetti preziosi sembra siano sepolti sotto le rovine del castello posto sul Colle di Santa Colomba vicino a Pergola, mentre nelle viscere del monte San Cristoforo è nascosto un telaio tutto d’oro.
Nella lombarda Trezzo sull’Adda, sotto i ruderi del castello, dicono che vi siano ancora pezzi dimenticati del tesoro del Barbarossa, arraffato dai milanesi dell’epoca.
Altre ricchezze stanno nei fondi dei castelli di Urgnano e di Pandino; visto che l’unione fa la forza anni fa, a Treviglio, un gruppo di speranzosi amici fondò l’”Associazione Anonima Tesori” con tanto di sedi (via Adua 1 e via Terraccio 1), regolamento e carta intestata: purtroppo il sodalizio si sciolse dopo varie infruttuose esplorazioni dei succitati sotterranei.
A Gaeta, vicino al promontorio detto La Nave, c’è un buco nella roccia chiamato Pozzo del Diavolo dal quale esce uno stranissimo rumore prodotto dalle onde che si rifrangono sul fondo: dicono che lì si trovino anfore zeppe di preziosi d’altissimo valore.
A Cosenza, nel fiume Busento, insieme a Re Alarico sono sepolte le sue ricchezze e a Longobuco, poco dopo il ponte sul Trionfo, ci si imbatte in una grossa roccia chiamata “la Gnazzita”; basta sollevarla per trovare sotto di essa una chioccia d’oro attorniata da tanti pulcini d’oro anch’essi.Per la cronaca, la chioccia d’oro coi pulcini o le uova era una tipica opera d’arte d’epoca bizantina, una specie di divinità casalinga che simboleggiava la famiglia e la relativa protezione matriarcale.Quasi tutte le dame nobili ne avevano una, più o meno grande a seconda della ricchezza familiare; e di tesori leggendari che citano chiocce d’oro ce ne sono molti sparsi in tutta Italia: basta cercarli.
Infine è interessante sapere che nel 492 d.C. gli abitanti di Aquileia, assediati dalle truppe di Attila, decisero di abbandonare la città; ma prima scavarono un profondo pozzo, vi nascosero tutte le loro ricchezze e lo riempirono di terra.
Però nessuno fu poi in grado di ritrovarlo e, sino ai primi del 1900, nei contratti di vendita dei terreni vi era inclusa una clausola tramite la quale il venditore si riservava, in caso fosse stato localizzato, l’esclusiva proprietà del pozzo e del suo contenuto: ma ancora oggi è sempre lì, che aspetta paziente di essere scoperto.

Autore Mitì Vigliero